Sabato, Maggio 25, 2013
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I “casi” del momento:

I “casi” del momento:
Sui mass media, molto spesso, troviamo articoli strappalacrime che hanno (probabilmente) più la funzione di far vendere copie o creare audience che non di riportare la verità dei fatti.
Nei giorni scorsi si è molto letto di una situazione difficile e dolorosa (vedi articolo che allegherei o metterei con link) per la quale non riteniamo di entrare nel merito sia per rispetto delle parti coinvolte sia, soprattutto, della bimba che è certamente l’unica vittima innocente di tutto quanto sta succedendo e che, comunque, va protetta.
Silvia Aimone di Biella ha scritto ai giornali questa lettera che fa riferimento marginalmente a questa situazione ma, più nel dettaglio, a situazioni locali.
Pur senza voler quindi generalizzare una situazione locale, pubblichiamo quanto ci è pervenuto.
La redazione

( rif. Corriere della Sera - 17.9.11 - pag. 27 - firma G. Fasano)
Lascia sempre sconcertati verificare la scarsa capacità di comunicazione da parte del Tribunale dei Minorenni e dei servizi sociali in materia di tutela dei minori, che non è affatto giustificata dalle dovute necessità di riservatezza e protezione del minore.
Chi sia certo del proprio operato non deve avere dubbi nel fornire la documentazione, in particolare laddove si tratti di materia legale che coinvolge la persona. Al contrario pare che la segretezza sia sempre più spesso un alibi per coprire indaguatezze e carenze sia dei servizi che del personale, non sempre dotati dell' esperienza, competenza e sensibilità necessari quando si debbano gestire piccole vite in difficoltà.
(continua)

Quando sia data la possibilità di verifica, infatti, risulta anche troppo spesso quanto lacunose, inesatte e superficiali siano alcune relazioni, che decidono della vita delle persone tranciandone interi capitoli, omettendo aspetti fondamentali, più attente a tutelare il proprio operato che non il reale diritto. Senza volersi calare nel caso specifico, che ovviamente non è noto nei suoi risvolti, si ritiene però di poter evidenziare che mentre ogni cittadino ha il dovere morale di denunciare un minore in situazione di maltrattamento, tale azione ha il solo scopo di attivare i dovuti controlli da parte degli enti preposti ed un percorso che può portare ad un allontanamento coatto solo nel caso di rilevazione di grave ed immediata situazione di rischio. Tale conclusione va infatti sempre preceduta da attenti interventi di verifica e dalla valutazione delle possibilità di recupero delle relazioni e delle cure familiari carenti. E' un dato di fatto che le riduzioni di investimenti finanziari con finalità sociali degli ultimi anni hanno brutalmente penalizzato il sostegno delle persone in difficoltà, spesso a scapito del primario diritto di ogni minore di crescere con la propria famiglia di origine laddove sia possibile. Di conseguenza troppo spesso le scelte degli operatori appaiono più come giudizi soggettivi nei confronti di persone che fanno scelte non comunemente condivisibili, piuttosto che non interventi di attenzione e di tutela del benessere del bambino. Non si dovrebbe infatti dimenticare che l'adozione è un intervento estremo, per quanto di altissimo valore umano, che dovrebbe essere applicato solo come ultima ratio quando la famiglia di origine del minore sia presente, seppur con carenze, e questo per garantire al minore che nessuna altra opzione era percorribile. Le difficoltà vanno in ogni caso prima valutate e discusse con gli interessati, a cui devono essere proposti dei programmi che li facciano sentire soggetti coinvolti, titolari del propio diritto e dovere di genitorialità; è necessario informare e collaborare, non giudicare, minacciare, imporre. Se il cittadino in difficoltà vive l'intervento come un'ascia calata sulla propria vita, non come un servizio pubblico a suo beneficio, tale percorso diventa ovviamente impraticabile. E' altrettanto palese che per avere operatori competenti, sereni e adeguati alla delicatezza dell'incarico, è necessario avere ammnistrazioni consapevoli dell'importanza fondamentale del loro ruolo e della necessità di non risparmiare nell'assistenza sociale. Oggi invece abbiamo servizi sempre più residuali, che tendono a coprire con atteggiamenti di onnipotenza la propria impotenza e a tutelare più i bisogni stringenti degli adulti che non le esigenze dei piccoli, causando traumi e dolori che permarranno per tutta la vita e che nessuna famiglia per quanto agiata potrà coprire.

Silvia Aimone
Biella, 20.9.2011

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