Giovedì, Giugno 20, 2013
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Non uno di meno

Il maestro GAO della scuola elementare Shuiquan deve assentarsi per un mese per assistere la madre malata.
Il capovillaggio, passa al setaggio l'intera zona rurale, per trovare qualcuno disposto a supplire il maestro.
La sua scelta ricade sulla giovanissima WEI MINZHI, di soli tredici anni, a cui viene affidato il compito di sorvegliare la classe e scrivere ogni giorno un testo alla lavagna (badando a non sciupare i pochi e preziosi gessetti), che gli allievi dovranno ricopiare sul proprio quaderno.
Prima di andarsene il maestro Gao ammonisce la maestrina: "Nessun allievo si dovrà ritirare dalla scuola durante la mia assenza: la classe era composta all'inizio dell'anno da quaranta alunni, ma presto il numero è sceso a ventotto. Se riuscirai in questo compito, oltre a 50 yuan che ti darà il capovillaggio, te ne darò io altri 10".
Ogni giorno WEI MINZHI fa diligentemente l'appello, tracopia il testo alla lavagna, ma non si preoccupa che gli allievi imparino qualcosa,  tanto che trascorre il suo tempo a fare la guardia seduta sui gradini della porta dell'aula.
Un giorno lo scolaro ZHANG HUIKE, un bambino intelligente, ma dispettoso, che le aveva già fatto perdere la pazienza in diverse occasioni, non si presenta a scuola, in quanto costretto dalla famiglia, gravemente indebitata, ad andare in città per cercare un lavoro.
Con le parole del maestro che le risuonano in testa e senza una vaga idea di dove potrebbe trovarsi il piccolo Zhang, Minzhi si mette in marcia per la città, disposta a trovare il bambino a tutti i costi.

Mi chiamo Sam

Sam è il padre di una bambina e la sua intelligenza è proprio quella di un bambino di sette anni. Significa che sua figlia, fra poco, sarà più matura di lui. La bimba gli viene tolta dagli assistenti sociali ed è affidata a una famiglia "normale". Ma Sam decide di non arrendersi e di combattere la dura battaglia col sistema per riavere la figlia. Lo aiuterà l'avvocatessa Michelle Pfeiffer, a sua volta madre... provata. Il film non si vergogna di rappresentare la vicenda in chiave sociale ma soprattutto sentimentale. Si sa che questo tipo di ruoli è irresistibile per il cinema. Più volte l'Oscar ha premiato i disabili, da Daniel Day Lewis ( Il mio piede sinistro), a Marlee Matlin ( Figli di un dio minore) a Dustin Hoffman ( Rain Man). Lo stesso Penn ha ottenuto la nomination

Valentin

Valentin
Nella Buenos Aires degli anni '60 vive un bambino di nove anni, Valentin. Sta con la nonna da quando ne ha tre: suo padre è sempre in giro per affari e all'eterna ricerca di una fidanzata, mentre la mamma è andata via tanto tempo prima e non se ne riesce a sapere nulla.
Valentin vuole diventare astronauta, sebbene abbia un piccolo 'problema di angolatura' alla vista e dopo la scuola passa i pomeriggi nella sua stanza a realizzare modellini di missili e ad addestrarsi alla mancanza di gravità camminando con dei pesi sui piedi o andandosene in giro con una tuta spaziale fatta in casa.
Come ogni bambino Valentin è un grande osservatore e attraverso i suo occhiali correttivi guarda al mondo dei grandi con arguzia, considerando con stupore la loro assoluta incapacità ad approfittare della vita. È un bambino molto solo e a parte un compagno di scuola, il suo più caro amico è un trentenne altrettanto solitario che gli elargisce pillole di saggezza durante improduttive lezioni di pianoforte. Tra la preoccupazione di sistemare sentimentalmente l'amico e l'improvvisa perdita della nonna, il piccolo Valentin finirà per arrivare alla conclusione che a tutte le sue domande c'è sicuramente una riposta, ma che deve trovarla da solo.

Alejandro Agresti si prende una specie di pausa e torna al passato romanzando la propria infanzia. Senza abbandonare la caratteristica vena umoristica de "L'ultimo cinema del mondo" o "Una notte con Sabrina Love", lo scrittore e regista argentino non nasconde una certa malinconia per quell'età in cui si pensa ancora che il mondo e le persone siano misteriosi ma affascinanti e in cui un vigoroso ottimismo anima la certezza di poter realizzare i propri sogni.
Agresti descrive il mondo di Valentin con una fotografia dai colori vivaci come quelli dei fumetti che al contempo rallegra la feroce onestà con la quale il bambino affronta l'ipocrisia e le menzogne degli adulti. Altrettanto originale l'attore scelto per Valentin, Rodrigo Noya, ottimo interprete il cui straordinario modo di alternare volti seri e comici regala al film un protagonista d'eccezione al quale ci si affeziona immediatamente.
Il regista perde però l'occasione di approfondire il quadro storico e sociale in cui si svolge la storia: gli anni '60 dell'Argentina sono infatti caratterizzati dalla dittatura militare che non mancò di violenza nella sua lotta per affermare il potere, preludio al tragico decennio successivo. Il racconto resta quindi sospeso in un tempo indefinito, in cui solo gli abiti e gli oggetti ne definiscono l'epoca, risultando così un'opera godibile, a tratti toccante, ma non particolarmente appassionante.

 

Central do Brasil

Una piccola odissea: un bambino di nove anni in cerca di suo padre, una donna anziana ed egoista, indurita dalla vita, in cerca dei suoi sentimenti, un grande paese in cerca delle sue radici. Sulla scorta della bella sceneggiatura di João Emanoel Carneiro e Marcos Bernstein, insignita del premio Cinema 100 dal Sundance Institute, il documentarista Salles, al suo 2° lungometraggio dopo Tierra extranjera (1995), comincia nel prologo a Rio de Janeiro a prendere le distanze dalla realtà miserrima e disperata in cui vivono Dora (F. Montenegro) e il piccolo Josué (V. de Oliveira) e di cui sullo schermo giungono immagini fredde, quasi scarnificate. Quando comincia il viaggio da Rio verso il Nordeste alla ricerca dell'introvabile padre di Josué “più che il territorio del Brasile, sembra che i due ne attraversino l'anima” (Roberto Escobar). Durante il viaggio – che per la donna è anche il percorso verso la riconquista di una coscienza e una dignità perdute – il film acquista, insieme, lo spessore di un rapporto sociologico e la dolcezza di una favola. L'odierna realtà del Brasile povero e del Nordeste è più dura. 5 premi internazionali tra cui l'Orso d'oro a Berlino e il Golden Globe.

Vai e vivrai

Vai e vivrai

Titolo originale:   Va, vis et deviens
Nazione:   Francia
Anno:   2005
Genere:   Drammatico
Durata:   140'
Regia:   Radu Mihaileanu

 

 

Cast:   Moshe Abeba, Roschdy Zem, Yael Abecassis, Sirak M. Sabahat, Moshe Agazai, Roni Hadar, Raymonde Abecassis, Rami Danon, Meskie Shibru-Sivan
Produzione:   Elzévir Films, Oï Oï Oï Productions
Distribuzione:   Medusa
Data di uscita:   04 Novembre 2005 (cinema)

Trama:
Salomon è un bambino etiope che vive in un campo profughi in Sudan. Un progetto di cooperazione americano-israelita approda lì per trasferire alcuni Falashas - gli etiopi ebrei - in Israele. La madre di Salomon lo obbliga a partire con loro, fingendosi un ebreo, perchè il bambino abbia un futuro. Arrivato a Gerusalemme insieme ad un'altra donna che finge di essere sua madre, Salomon diventa Schlomo. Quando la donna muore il bambino viene adottato da una famiglia israeliana, ma continua a sognare di rivedere sua madre...

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