Sabato, Maggio 25, 2013
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Sabato 7 luglio 2012 : Un bimbo nella ruota degli esposti. ( Corriere della Sera)

commento sull'articolo del corriere della sera (e di altri organi di stampa)

Non è una buona notizia da prima pagina sapere che un neonato è stato lasciato nella saracinesca di una clinica, anche se tecnologicamente sicura e in una clinica di prestigio. E non è corretto parlare di abbandono.
Fin dai tempi più lontani, nei periodi di grande crisi, genitori disperati perchè non sapevano come controllare le gravidanze hanno abbandonato i loro nati a cui non avevano nulla da offrire per la sopravvivenza. Ma fin dai tempi remoti c'è stato qualcuno nella comuntà che si è mosso per prendersi cura dei più derelitti. Nel 1400 a Firenze è stato costruito addirittura un palazzo, per accogliere degnamente i bambini rimasti soli: l'istituto degli Innocenti , ancor oggi in funzione con le medesime finalità, ma con modalità adeguate al contesto. E scorrendo la storia dell'Istituto si scopre che grande attenzione è stata sempre dedicata all'aspetto umano delle vite  accolte, seppure parametrata alla cultura ed ai costumi dei tempi. Fin dai registri più antichi si rileva infatti che sempre si è cercato di ospitare le gestanti più disperate e sprovvedute, garantendo loro l'anonimato e le cure al tempo stesso. Sempre veniva data la possibililità di lasciare informazioni o piccoli ricordi per mitigare il dolore della divisione e per dare la possibilità di ricongiungersi a chi lo desiderava intimamente e doveva compiere un gesto tanto estremo, evitando di fatto il ricorso effettivo alla 'ruota'.  Oggi, pur  in un tempo difficile, abbiamo leggi e strumenti per assistere ogni donna in difficoltà: è nostro dovere darne diffusione e renderli accessibili a tutte, specialmente alle più sole, le più giovani, le straniere,  senza dimenticare che per ogni donna che non può diventare madre, c'è un uomo che è venuto meno al suo ruolo. Non è però questo un abbandono,  bensì una delega alla società, una conferma della volontà di dare vita e di dare una vita buona, a costo del sacrificio più grande per una madre: dividersi dal proprio bambino.
Sapere che la moderna 'ruota' è stata installata era già una sconfitta sociale e culturale, apprendere che è stata utilizzata è segno di degrado, aumentata solitudine, abbandono da parte delle istituzioni delle donne e dei bambini.
Crediamo che i giornali ( e le televisioni) dovrebbero essere i primi a farsi carico di comunicare senza esitazioni  e con visibilità le possibilità offerte ad ogni donna di partorire in sicurezza, senza doversi esporre e di lasciare al bambino un pò di sé: notizie sanitarie, prima di tutto e qualche informazione sulle motivazioni del gesto e sulle origini. E' la promozione di una cultura positiva, della speranza, che permette a chi non vede spiragli, di poter trovare quell'aiuto necessario per non sprofondare, che apre una porta alla creazione di una nuova famiglia, quella del bambino che verrà adottato o quella inattesa di una donna che può farcela con un sostegno.

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