Pubblichiamo la testimonianza lasciata durante l'incontro del martedì scorso sul tema in oggetto:

Nel caso mio e di MariaPaola l'attesa è stata vissuta, in quelle che potremmo definire, varie fasi.

Una prima fase è stata dalla presentazione della domanda di adozione in tribunale al decreto di idoneità; è stato un periodo relativamente "confuso" in quanto questa idea di adozione stava prendendo forma ma non era ancora un fatto concreto,

Nei tempi "vuoti" fra un incontro e l'altro con gli assistenti sociali e psicologi della ASL abbiamo capito e chiarito molte cose della nostra scelta di adottare ed anche molte cose delle nostra vita di coppia.

Abbiamo sopratutto capito che la nostra scelta di adottare doveva essere aperta e coinvolgente; non poteva rimanere un "fatto privato" ma doveva coinvolgere amici, parenti e persone nuove che avrebbero potuto condividere con noi questa esperienza.

In particolare i nostri parenti diretti, genitori e fratelli, non avevano avuto il tempo di assimilare questa nostra scelta; la paura del nuovo, dell'ignoto e anche una sorta di "lutto" per il nipotino che non sarebbe arrivato hanno creato delle reazioni che abbiamo dovuto subire, spiegare, tranquillizzare; abbiamo dovuto attendere che anche loro capissero la nostra scelta per poi diventarne parte viva.

Dal mandato all'abbinamento

Ricevuto il decreto ed affidato il mandato ad un ente riconosciuto (di come abbiamo scelto l'ente lo racconteremo un'altra volta) è iniziata l'attesa più lunga.

La nostra idea di adozione si stava sempre di più concretizzando nella entità reale, concreta di un figlio e come conseguenza la nostra ansia aumentava.

Finito il periodo dei corsi, dei colloqui dei contatti con l'ente, della preparazione dei documenti potevamo solo aspettare l'abbinamento.

E' stato un periodo in cui tutte le situazioni si acuiscono, quelle positive e quelle negative; la nostra relazione di coppia ha avuto un duro momento di prova, lo stress è molto alto e ogni situazione viene amplificata al massimo. Nell'ente abbiamo conosciuto coppie che hanno capito proprio in questo periodo che il loro rapporto doveva essere pesantemente rivisto prima di poter pensare di accogliere un figlio.

Per non sentirci soli e abbandonati abbiamo nuovamente riaperto i nostri orizzonti alle altre persone; abbiamo stabilito un rapporto di mutuo soccorso con le altre coppie di genitori all'interno dell'ente che aspettavano come noi, ed abbiamo cominciato a frequentare con maggior impegno l'associazione Batya (che allora aveva un altro nome).

Il sentirsi soli ed abbandonati è  tipico di questo periodo. Non sai nulla, l'ente cui hai affidato il mandato non dà sue notizie se non generiche frasi: "non preoccupatevi, abbiate pazienza". Hai l'impressione che tutta la tua fatica svanica in una immensa bolla di sapone.

Iniziano anche paranoie varie tipo: "si vede che non siamo adatti ma non ce lo dicono" "hanno perso i documenti", "e se mi ammalo, proprio quando devo partire" etc. etc

E nel momento di massima depressione arriva una telefonata dall'ente:"leggi la posta elettronica! E' arrivato l'abbinamento."

Per quanto durata poche ore è stata l'attesa più difficile! Non ho letto la lettera, ho aspettato fino alla sera quando saremmo stati insieme io e MariaPaola. Due enormi occhi scuri hanno fatto capolino da una piccola foto con poche righe scritte in inglese" Elijah is born on ...."

Tutto il tempo, tutta la fatica, tutto il nostro voler adottare un bambino si è condensato in quei due grandi occhi scuri. Abbiamo pianto? Abbiamo riso? Non lo ricordo, l'unico ricordo è il testo della mail e la foto indelebilmente fissata nella nostra memoria.

l'ultima attesa è personale; abbiamo scelto consapevolmente(in) di avere il nostro bambino da uno stato che non aveva ancora riconosciuto la Convenzione dell'Aja, abbiamo rifatto tutte le pratiche in loco ed abbiamo vissuto 6 mesi laggiù; in realtà MariaPaola è rimasta sempre lì , io sono dovuto rientrare per lavoro. E' stata una faticaccia vivere con la testa a 6000 Km dal proprio corpo ma, come nelle favole, tutto è bene ciò che finisce bene ed il 24 Dicembre del 2004 alle 23:30 è arrivata la slitta di Babbo Natale o meglio è atterrato un volo SAS da Amsterdam all'aeroporto di Malpensa con MariaPaola ed Elijah!
Ma a differenza delle favole che finiscono, la nostra vera avventura non è finita è cominiciata allora.

A proposito vi lasciamo
  con una foto dell'epicentro (nel senso sismico) della nostra famiglia.

Andrea, MariaPaola ed Elijah   Elijah_cartoneBatya.jpg

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